TOP RACES e PERSONAL BESTS

TOP RACES e PERSONAL BESTS
1) Sky Race Forni di Sopra (20 km, D+ 1.700 m): 2h 57' 38 '' (2007)
2) Maratonina Trieste (21 km): 1h 22' 23'' (2006)
3) Camignada poi sie' refuge - Misurina > Auronzo (30 km, D+ 1.319 m, D- 2.213): 4h 10' 06' (07/08/11)
4) Sky Race Monte Cavallo - Piancavallo (PN) - (20 km, D+ 1.650 m): 3h 54' 59'' (11/09/11)
5) Cavalcata Carsica 2011 - (50 km, D+ 1.000 m): 6h 07' (04/12/11)
6) Ecomaratona Clivius - Monteforte d'Alpone (VR) - (42 km, D+ 1.550 m): 4h 49' 12'' (22/01/12)
7) TCE (Traversata dei Colli Euganei) - Villa di Teolo (PD) - (42 km, D+ 2.000 m): 5h 37' 10'' (15/04/12) - link

RACES 2014
1) Coppa Gorizia - 1^ prova, Dobbia di Staranzano
2) Coppa Gorizia - 3^ prova, Aquileia
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lunedì 10 novembre 2014

MMT, LA 100 MIGLIA DEI MAGREDI: L'AVVENTURA DI MICHELE PIATTO

Il giorno prima esco dalla fabbrica, mi siedo sotto un cespuglio e osservo il pane, le lenticchie ed i pomodori che mi ero portato da casa. Appoggio il caffè a terra, me ne voglio stare un po’ da solo ed in silenzio.
Penso alla gara che mi aspetta. 100 miglia, si chiama 100 miglia ed in italiano si traduce in 160 chilometri…in montagna, di notte, di giorno, di notte. Sono previsti 7800 metri di dislivello, 7800 su e 7800 giù. E non mi spaventano. E vorrei farli subito, per evitare di dover passare un’altra notte rigirandomi sul letto… pensando. Il meteo è buono e guardo il Carso, guardo a nord.
Tempo magnifico per correre.
Il San Michele è là, lo osservo con calma. Monte di morte per molti, per me è allenamento, ne ho rispetto e lui mi restituisce forza.
Sono già le 18:00 e siamo sulla linea di partenza. “Sogna in grande e osa fallire”. Sento lo sparo, e partiamo.
In un baleno usciamo da Vivaro ed entriamo in campagna. E subito dopo entriamo nei Magredi. I luoghi mi sono famigliari, ci sono stato a giugno in questi posti, faceva molto caldo, era un’altra cosa. Guardo attorno a me. Il tempo si ferma e mi rendo conto della fortuna che mi è capitata.
Tommaso mi ha chiamato martedì: “Vuoi il pettorale per la MMT100? Sono reduce del Tor e del Trail degli Eroi e le mie ernie chiedono un’attimo di rispetto e pace”. Ho accettato, irrazionalmente ho ascoltato il mio IO , quello che ho dentro, Lui sapeva che potevo farcela. Tommaso: “che ritmo tieni in una 80 in piano?”
Io: “mai fatta, il mio massimo è stata la Cormorultra di 3 anni fa”. Ma non voglio dire di più, magari Tommaso cambia idea. Sono sereno anche se non sono mai riuscito a correre in Luglio ed Agosto, era già tanto riuscire a mangiare e dormire… la separazione da Cristina è stata molto pesante. È stata dura, non voglio pensarci.
Irrazionalmente ho accettato perché sapevo che la possibilità di farcela era dentro di me. Il mio spirito primordiale me lo diceva, semplice no? Mi guardo attorno, steppa. A nord le montagne. Adoro questi posti. Sono fortunato e mi sento sereno… e felice. La corsa è lenta e mai faticosa.
Dentro di me riecheggiano i Litfiba, Vento: “Sono libeeroo, come il ventoo! Libeeroo!” Canto, dentro me. E ancora penso a Giovanni Lindo Ferretti: “a volte l’infelicità può essere preziosa” ed è vero, l’infelicità dei mesi precedenti mi ha spinto qua…
Si viaggia con le gambe, con la mente. Mi ritrovo a correre nel buio, il sole ci ha lasciati da un po’. Tardo l’accensione della frontale il più possibile, mi piace così tanto quel momento eterno in cui gli occhi si abituano all’oscurità, sembra di essere dei piccoli animali indifesi di fronte al cielo, sempre più scuro.
Arriviamo sul Cellina e lì mi ricordo di Maurizio che mi aveva detto quella cosa del sasso tondo. Lo cerco, sul greto del fiume asciutto da sempre. Deve essere abbastanza piccolo da stare in bocca e devo “sentirlo”. Mi fermo e lo cerco. Molti mi sorpassano, forse pensano che abbia perso qualcosa. Alla fine lo trovo. Un sasso tondo, piccolo ed energetico. Me lo guardo, lo metto in bocca e allargo le braccia, mi servirà per mettermi in sintonia con l’ambiente circostante ed in effetti così sarà.
Prima rampa, vado su, è ripida. Arrivo al ristoro, c’è Raffaella, non sapevo della sua presenza ed è bello che sia rimasta ad aspettarmi. La vedo un po’ preoccupata, forse pensa che sia in coda al gruppo per le mie difficoltà. In verità sto controllando, devo arrivare a Piancavallo riposato e non stanco.
È uno dei consigli che Tommaso mi ha dato, assieme a indicazioni su come e cosa mangiare e su come affrontare una possibile crisi: “Avrai delle crisi, forse, siediti. Rilassati e se devi mollare individua un punto preciso, più avanti in cui farlo: tipo tra due Control Point. Quando sei lì fatti una domanda: Vuoi ancora mollare? Non riesci a farne ancora un paio? La gente che abbandona crolla, dice Basta! Rompi quel meccanismo negativo, dai al tuo cervello la possibilità di modificare il pattern: questo lo fai allontanando l’uscita….Allontanandola all’infinito ma in tratti ben definiti e misurabili. Inganna il tuo cervello!”, Tommaso mi ha regalato ben più che un pettorale.
La sosta al ristoro è essenziale, mangio delle mandorle, saluto e riparto. C’è una salita e poi una lunga discesa non segnalata dalla mappa… Ma è balisata, per cui siamo ancora sul percorso, non vi sono dubbi. Le persone che sono davanti a me non mi piacciono, sento il loro respiro aggressivo ed affannato e le passo, fino ad accodarmi con due corridori che invece avverto come piacevoli.
Parlano di lavoro, ad Oslo, a Trieste, e precedenti 100 miglia… compagnia piacevole, il tempo scorre… Arriviamo in costa alla montagna. Alla nostra sinistra c’è tutta la pianura friulana. Mille luci tremolanti per l’aria umida e calda che sale nella notte blù. Silenzio interrotto solo da qualche rumore che arriva dalle valli. Non si capisce perché certi rumori siano così chiari mentre altri appaiono indistinti.
Comunque, grande pace interiore.
Il rumore dell’erba nelle mie gambe, la luna appena appena. Arriva un altro ristoro, mangio delle
mandorle, troppe, e bevo acqua, fredda. Riparto un po’ confuso, non va bene. Ascolto il mio corpo, le mandorle e l’acqua fredda non sono state una buona scelta, mi fermo e metto la giacca. Guai a prendere una congestione. Rallento per un po’, devo rimettermi in sento. Passa un oretta e ritorno a posto, per fortuna ho saputo ascoltarmi.
Gioco con la lingua ed il sasso tondo ma … mi cade dalla bocca, in mezzo all’erba. Va bene, penso che sia giusto così, mi ha aiutato fino a quando poteva. Ne prenderò un altro quando sarà il momento.
Arriviamo a Piancavallo che sto bene. Poca fatica, qualche metro ed arriviamo alla prima base vita. Una bella baita. Fuori sono 6 gradi, dentro il tepore e cibo e umanità… Mangio di tutto, sto una favola. Felice, riparto cercando le balise che sono un po’ scarne in questo punto, ma sicuramente perché sono state portate via da qualche bipede, l’organizzazione fino ad ora è stata perfetta, vorrei abbracciarli ad uno ad uno, i volontari. In breve ritrovo la via. Adesso per un po’ si cammina e si corre in una grande strada sterrata in mezzo al bosco.
Passa il tempo, bevo, mangiucchio. Ad un certo punto avverto più forte che mai il silenzio del bosco. Mi fermo, spengo la frontale ed ascolto. Silenzio, gli occhi si allargano e si muovono senza far rumore. C’è la luna giusto dietro i pini scuri a est. Si avverte forte e chiara la notte.
La notte.
Ci sono dei momenti che durano molto più di un momento. Questo è uno di quelli. Poi, capisco che è ora di ripartire. Arrivo ad un ristoro dove mi scaldo con un the. I ragazzi sono super gentili. Chiedo notizie sulla truppa, i primi sono passati ore prima. Onore al merito, ognuno al suo posto in questo mondo. Scendo rapido per una specie di scarpata terrosa. Le Cascadia non ce la fanno più, le suole sono dure, un passante dei lacci cede, dovrò cambiarle all’ottantesimo. Nessun problema, una vescica in più non ammazzerà nessuno. Arrivo al ristoro del 55esimo, sono sereno e tranquillo. Arrivo e trovo Raffaella. È un angelo ad aspettarmi.
Là vedo Enrico, si è ritirato, evidentemente non è giornata per lui. C’è anche Ezio, fermo con gli occhi bassi, capisco che la sua gara è finita qua. Mi aveva preso per il culo alla partenza perché non avevo neanche fatto in tempo ad acquistare i bastoncini, tanto la partenza era last minute. Potrei tornare la battuta…ma sarebbe cattiveria. Mi spiace vederlo fermo, leggo i suoi occhi un po’ tristi e capisco che mollare è sempre una sconfitta. Ci saranno altre occasioni. Riparto con buona lena.
Discesa ed arriviamo a Maniago che sto bene. Arrivo canticchiando, Raffaella sorride. Mi fermo ai servizi del ristoro, mangio e bevo. Ripenso a quando sono venuto qualche anno prima in quel teatro lì difronte, ad ascoltare Paolini. E poi penso ai tornei di scacchi che si fanno nel circolo lì dietro.
Si riparte subito per una salita molto ripida, mantengo un ritmo un po’ più vivace di prima ed in breve scolliniamo. Una bellezza, alba e montagne nello sfondo. Sto benone. Ringrazio mentalmente. Si corricchia nell’erba, per fortuna ho messo last second le calze alte. Non so perché l’ho fatto, io che corro sempre con le calze basse, ma è stata la scelta giusta.
Evito il massaggio delle ortiche, evito lo struscio dell’erba umida. Piccole cose che fanno la differenza. I chilometri che seguono li faccio come in tranche, senza sapere dove sono, senza coscienza “esterna” ai pensieri del momento. Il corpo va avanti quasi da solo in modo meccanico ed automatico.
E’ come se fossi in autostrada con la macchina che avanza senza curarsi della velocità o distanza percorsa. Il ritmo è tranquillo ed ad certo punto mi ritrovo a Poffabro, metà gara.
Sento un po’ la stanchezza ma quella giusta. Ho già superato il mio massimo chilometraggio, il motore funziona a bassi giri e tutto va bene. Ho fame. C’è la pasta al ragù che mi guarda, mi faccio ammaliare. Mangio. E vicino ci mangio il salmone che mi ero portato da casa. Cambio le scarpe, metto le Pegasus che, sofferenti, perderanno anche loro qualche pezzo di suola per strada. Mi asciugo e riparto.
La scelta del pasto è stato un errore (come d’altronde sapeva la mia testa ma non la mia gola) e vado incontro a due ore di passeggiata. Di correre non se ne parla. Aspetto fiducioso di digerire il malloppo fino al centesimo km più o meno.
Il garmin è già passato a miglior vita, ha un’autonomia minore di un essere umano.. penso e sorrido.
Al centesimo c’è una specie di km verticale, un dislivello di 1100 metri in tre km. Lo affronto con rispetto. È mezzogiorno e fa caldo, sudo copiosamente. Il sentiero sale e io con lui. Non mi scompongo, so che è dura ma lo è per tutti. Il primo è passato qui cinque ore fa. Mito. Si scollina e si corricchia in cresta fino ad arrivare alla baita con il ristoro. Una bella baita rifugio.
Dentro c’è di tutto, del salame mi guarda, tentatore, ma non mi faccio fregare ancora, in un’altra occasione lo avrei fatto fuori tutto e amen per i brufoli.
Sgranocchio le cose mie e sto al caldo del caminetto a godermi le persone, gli occhi, le mani, i gesti. Che bello.
Uomini in silenzio, l’aria è densa di rispetto. Riparto in discesa con un gruppetto che mi farà compagnia per un po’. Alla fine arrivo al Lago del Ciul e lì ritrovo Raffaella e Marco. Che gioia vederli. Corricchio con loro, sto bene.
Mi dicono che sto risalendo la classifica, ero 90esimo, poi 40esimo adesso sono tra i primi 30. Faccio la mia gara, questa arriva dopo l’avventura, ma mi piace prendere posizioni. Magnifico. Mangiucchio, li saluto.
Voglio riprendere il gruppetto di prima e corro con un buon ritmo. Appena li trovo mi accodo e cammino. Forse potrei osare a correre ancora, ma è la mia prima ultra, forse è meglio volare basso… Entriamo in galleria e giochiamo a evitare le pozzanghere. Arriviamo ad un ristoro e subito si riparte in discesa.
È più forte di me, allungo il passo e corro con un buon ritmo, il gruppetto rimane dietro. Prendo altri due corridori e quasi vorrei accodarmi per ri-respirare un attimo… non se ne parla, mi vogliono davanti. Li passo ed allungo. Comincio ad essere stanco, ma mentalmente sto bene.
Penso che mancano solo 50 km, sembrano tanti ma so che arriverò. Solo un infortunio potrà fermarmi.
Tramonti di sotto, 123esimo km.
C’è Cudin che serve la pasta. Avverto la serenità dell’uomo, gli chiedo consigli nutrizionali, è super gentile e mi risponde con calma, con passione.
Riparto, ma le gambe sono dure, di colpo. Che strano… Vado avanti pensando alle mie cose ed ad un certo punto capisco che non ci sono balise. C’è un bivio. Non ci sono balise. Ergo, sono sulla strada sbagliata.. Ufh. Va beh, torniamo su, correndo, in salita, con rabbia. Ritrovo la via e cammino. Oramai devo gestire le forze. Penso a Maurizio, penso alle corse sul Carso, al San Michele, penso alle mie api, faccio passare il tempo.
Di colpo arriva nuovamente. La notte. La seconda notte in giro per boschi.
Case sonnacchiose, animali nascosti. Si sente solo qualche verso di uccello. Cammino ed arrivo ad un ristoro, oramai riconosco la sagoma di Raffaella che anche lei è emozionata dal tempo passato, dalla fatica, dal sonno che però non può fermarmi. Mi aspetta. Ripropongo urlando il buon vecchio Pavarotti: “all’alba vincerò, vincerò, vinceeròò…!” ma sono le 8/9 di sera… Momenti di incredula ilarità, ma anche serenità. Che bel ristoro, tutto così umano, una vecchia casa di montagna, in pietra, un armadio ad angolo, un pavimento in cotto veneziano. Mangio e sorrido.
La stanchezza è presente ma oramai mancano un 30km e so che arrivo, che Vivaro è lì, vicino, per cui… felicità!
Me la gusto, me la godo. Riparto bello carico, gambe stanche ma cuore forte. Rimane da scendere le montagne prima dei Magredi, lo faccio veloce. I piedi soffrono le vesciche e le gambe sono in acido lattico ma è la noia la parte più dura, sono da solo da molto tempo e vorrei compagnia, una buona compagnia. Guardo il cielo e le ombre. Bello.
Trovo un ristoro e subito dopo è l’ora dei Magredi, della pietraia. Voglio compagnia, chiamo Maurizio e lo gaso, sto per arrivare, gli dico che sono stanco ma non mollerò. Lui sa che arriverò, io pure. Chiamo Cristina per dirle cosa sto facendo. Chiudo subito le chiamate, ho poca batteria, so che anche loro sono con me e con i miei sforzi. Sui Magredi siamo in tanti!
Mi fermo e cerco un sasso tondo. Non trovo quello giusto ma vedo un arbusto secco e mi metto a cercare sotto, tra le sue radici. Sì, lo trovo, un bel seme, energetico. Lo osservo e lo metto in bocca. Ritrovo vigore e riparto lento a camminare, che manca ancora un po’.
Cammino nella notte in un fiume in secca, un sabato sera un po’ diverso dal solito… Di colpo arrivano anche loro, le allucinazioni. Mentre cammino osservo le strisce bianche e rosse dei segnali del percorso, si muovono con la scarna aria della notte e subito dopo si trasformano in un uomo che si agita.
A destra invece vedo i rami di un arbusto secco muoversi e divenire braccia di persone, di bambini che si contorcono. Ma non ho paura, la mia parte cosciente osserva e registra, sono in una fase tra la veglia ed il sonno, due personalità che convivono. Sorrido. Avventura piena, non manca nulla! Oramai mancheranno solo 6/7 km…
Mi chiama Raffaella: mi verrà incontro per fare l’ultimo pezzo assieme. Bene, avrò compagnia. Sono abbastanza stanco e di correre non se ne parla nemmeno, si che il fondo è piatto e non ci sarebbero problemi in altre occasioni… Avanzo a fatica. Devo fare la pipi e non mi sposto nemmeno dal centro del percorso.
Mi fermo e mi guardo attorno. Non ci posso credere! Da dietro vedo arrivare una luce fioca sobbalzante… La frontale di uno dietro! Uno che vuole farmi le scarpe! A pochi km dalla fine… Non se ne parla, mi sistemo e riparto correndo. Non mollerò, riparto con una velocità inaspettata.
Dopo un 3/4 km trovo Raffaella che incredula mi chiede perché corro, non ero distrutto? Le spiego cosa sta succedendo, sorridiamo e assieme avanziamo con un ottimo ritmo, la luce alle nostre spalle si affievolisce fino a sparire, ma oramai non si molla, dobbiamo arrivare a Vivaro correndo!
Ed arriva l’asfalto degli ultimi 2 km, e sento la gioia arrivarmi addosso, sopra tutta l’emozione degli ultimi due giorni.
Il gonfiabile dell’arrivo è lì e ci passo sotto e mi fermo, dopo trenta ore, mi fermo.

Il giorno dopo esco dalla fabbrica e mi siedo sotto un cespuglio, appoggio per terra il pane ed il salmone avanzato dai ristori.
Guardo il San Michele, c’è un bel sole tiepido. Sorseggio il caffè e penso a Tommaso che mi diceva che dopo una 100 miglia la tua vita cambia. Credo sia vero, non lo so perché, ma credo sia così. Sono svuotato da inutili preoccupazioni.
Guardo il San Michele.
TRATTO DAL BLOG DI DAVIDE ZUGNA

giovedì 3 ottobre 2013

TROI DEI CIMBRI E PIZZOC TRAIL 2013 - Fregona (TV)

Si è svolta il 15 settembre 2013 la seconda edizione del Troi dei Cimbri del Cansiglio.
Il Troi dei Cimbri è una gara ultratrail di 55 km e 2800 m D+.
Il fratellino piccolo del Troi dei Cimbri è il Pizzoc Trail, un trail di 21,7 km e 1590 m D+ e 1620 D-, anch'esso quest'anno alla seconda edizione.

No, non pensate bene... non sono andato.. gli amichetti mi han fregato e mi hanno mandato una bella foto (a giochi fatti) di loro che stavano ridendo in un camper alla volta di Fregona... grrrr... vabbé, tanto il mio allenamento attuale non me lo avrebbe permesso. Io ci provo il prossimo anno eh... sarà la volta buona in cui avrò tutte le carte in regola, compresa la testa, per parteciparvi? Mah.. non so... qui non si sa domani che capita... tocca vivere un po' alla giornata.. nel frattempo cerco di trovare ispirazione dalle mie semplici corsette sul carso.
Dunque si diceva... TROI DEI CIMBRI... Tutto quello che vi racconto lo so per quanto mi è stato riferito e dalle foto degli amici che mi hanno gentilmente quanto fastidiosamente inviato per farmi vedere i bei posti in cui hanno corso.
Partenza ore 6.00 ... BUIOOOO!!!
Ecco qui alcune foto dei momenti prima della partenza:

La linea di partenza... attimi per pensare, concentrarsi, piangere...

Andrea, Marco e Michele... i volti tradiscono la tensione...
...la strategia di Michele è già chiara mentre Andrea sembra non preoccuparsi
Beh, allora si parte. Qui non posso aiutarvi... credo che dai vari forum in rete (Spiritotrail ad esempio) si riesca benissimo a carpire le emozioni dei partecipanti che hanno goduto e sofferto per 55 km.
Da parte mia posso solo dire che gli amichetti mi hanno mandato diversi messaggi, quasi fastidiosi, che si son divertiti parecchio... basta così... vado a correreeeeee!!!
Altre belle immagini.
Fantastica
LA TECNICA e I MATERIALI:
MICHELE
Copertina bozza di Spirito Trail Ottobre 2013
Michele indossa due borracce sugli spallacci e pantaloncini corti. Per evitare il freddo ha optato una copertura all-arms, che poi agevolmente ha tolto durante la corsa. In salita l'espressione è decontratta così come il gesto tecnico.
Scioltezza e leggerezza della falcata per Michele
L'ape Maya di Staranzano vola sullo sterrato del Troi dei Cimbri come se non ci fosse un domani. Sorride al fotografo in pieno stile Kilian... nessuno deve sapere la sofferenza che prova in quel momento. OTTIMO 16° POSTO per l'atleta in forze all'Atletica Fincantieri Monfalcone.

ANDREA
Copertina bozza di Correre ottobre 2013: Andrea
Il gesto tecnico di Andrea è molto muscolare, potente e all-fire. Andrea ha scelto per il troi dei Cimbri maglietta tecnica, antivento leggero con zavorra ben legata sulla schiena e pantaloncini attillati shorts. Fascia fashion arancio per assicurarsi un posto nell'album della manifestazione.
L'espressione è dura, cattiva che sa di rivincita...conscio che un piccolo errore può mettere in discussione il primato su Michele.

FABIO
Copertina bozza di Trail Forever ottobre 2013: Fabio
Per Fabio il suo primo trail. Ha concluso il Pizzoc Trail alla grande e con grande soddisfazione. Anche lui ha scelto la fascia fashion, ma nonostante la partenza posticipata rispetto ad Andrea e Michele, ha optato per dei caldi pantaloncini all-leg attillati e una maglietta tecnica. Anche per lui, zaino senza borracce sugli spallacci. L'espressione e il gesto tecnico che si deducono dalla foto sono di un atleta decontratto e che si diverte nell'ambiente in cui corre. L'entusiasmo non manca.

LA POLEMICA
E' giunta notizia in redazione di un ricorso con richiesta di sovrapposizione dei tracciati Garmin per una contestazione da parte di Andrea nei confronti dell'ape staranzanese. I due si sono controllati in tutta la gara dalla distanza e si sono visti solo alla fine della corsa con Michele giunto davanti ad Andrea. Non è chiaro infatti dove ci sia stato il sorpasso e i giudici sono in fase di sequestro dei rispettivi Garmin per l'analisi dei tracciati. Vi terremo informati.

Per una descrizione del percorso, con altimetria ecc... date una guardata al sito ufficiale www.troideicimbri.it

CIMBRI: CHI SONO?
Tratto dal sito del Troi dei Cimbri

Le Comunità Cimbre sono un complesso di popolazioni provenienti essenzialmente dal Tirolo occidentale ed in particolare dalla valle del Lech. Si stabilirono a partire dal XI secolo fino alla fine del XIV in varie località della zona montuosa compresa fra il fiume Brenta e l'Adige. Sull'Altopiano di Asiago si formarono sette comunità tedesche, che divennero note come i Sette Comuni, con capitale Asiago. Nel 1287 un nuovo gruppo di coloni tedeschi ottenne delle terre nella Lessinia veronese, costituendo nel corso del tempo i Tredici Comuni.
A partire dal 1300 i coloni vengono definiti comunemente non più tedeschi ma Cimbri. Il termine fu preso dal tedesco medievale «zimberer», boscaiolo, carpentiere.
Le comunità cimbre attualmente sono presenti oltre che in Cansiglio, nell'altopiano di Asiago in provincia di Vicenza, nei Tredici Comuni della Lessina nel veronese e a Luserna nell'altopiano del Vezzena in provincia di Trento. 

venerdì 23 agosto 2013

Correre o morire. Kilian Jornet racconta la sua esperienza.

Riporto una recensione di un libro che racconta la storia di Kilian Jornet, eroe e ragazzo semplice che ha rivoluzionato il mondo dello sport.
Dopo innumerevoli vittorie e record di corsa in montagna e nello scialpinismo, Kilian si affaccia di nuovo prepotentemente al mondo grazie anche al record di salita e discesa del Cervino di qualche giorno fa battendo il tempo che durava da venti anni di Bruno Brunod, una leggenda della corsa in montagna.

Ecco la recensione:
Insieme a Kilian affronterete fatiche epiche come la traversata di corsa dei Pirenei, proverete l'adrenalina degli arrivi alle più prestigiose ultra-trail del pianeta, correrete per il piacere di farlo osservando pensieri e sensazioni del corpo, scoprirete segreti per trovare la volontà quando le forze vi abbandonano.
Sentirete i vostri piedi e il vostro corpo fluire con l'ambiente, ballare con il terreno adattandosi alle sue forme e vi troverete inaspettatamente alla fine del libro.
Una grande esperienza di vita e di lettura, non solo per gli appassionati.
Prefazione di Simone Moro.

Un libro che sicuramente piacerà non solo a chi ama la corsa e la montagna... una lezione di vita.

martedì 18 giugno 2013

MAGRAID 2013: successo per la sesta edizione della corsa nella steppa

Si è conclusa anche quest'anno la mitica manifestazione Magraid, la corsa nella steppa di 100 chilometri; stavolta le tre tappe sono state baciate dal sole permettendo di entrare pienamente nello spirito "desertico" della gara. I quasi 40 °C hanno fatto soffrire parecchio gli alteti e molte sono state le defezioni.
Alla fine si sono imposti Marco Bondielli e Paola Mariotti con i tempi rispettivamente di 9.09.06 e 9.29.52.

Bravissimo anche l'amico Michele Piatto che con il suo 21° posto assoluto (19° tra gli uomini), ha confermato l'ottimo stato di forma di questo periodo. Si pensi che poco più di una settimana fa era fra le dolomiti a fare la "Dolomiti Extreme", un Trail in alta montagna, in Val di Zoldo , nel cuore delle Dolomiti Unesco, di 53 km con 3800 D+ e  3710 D-.
Qui sotto vediamo il campioncino staranzanese ritratto con il mitico campione dell'ultratrail e maestro di vita  Marco Olmo che ha partecipato alla prima tappa della manifestazione.


Michele dixit: "Cenare con Olmo non ha prezzo!!"
Chissà se avrà convinto Olmo a partecipare a un TA sul nostro carso... intanto, dice Michele, "Marco ha preso appunti" :))
Il sito di Magraid - LINK

martedì 24 maggio 2011

Marco Olmo, la leggenda della corsa estrema

Un uomo normale che fa cose straordinarie.
Questo è Marco Olmo, l’ultramaratoneta piemontese che a oltre 60 anni continua a salire sul podio delle più prestigiose gare internazionali. Nella sua carriera ha attraversato montagne e deserti, sostenuto competizioni che impongono distanze, terreni, dislivelli e temperature impressionanti. Per gli specialisti dell’ultra trail , ma non solo, Marco è un autentico mito - prima ancora che per i suoi risultati...
... decisamente eclatanti - per il suo coraggio, la sua tenacia, le sue caratteristiche atletiche e soprattutto umane.
Non è molto che ho acquistato le due ultime pubblicazioni su Marco Olmo:
  • il libro "Correre è un po' come volare"
  • il DVD "Il corridore"
Due opere che consiglio vivamente agli appassionati, ma anche a coloro che vogliono scoprire la grandezza sportiva ed umana di Marco.




Il sito de "Il corridore" (DVD)
Il libro "Correre è un po' come volare"

Marco Olmo su Wikipedia